TRAMA
“Il tortellino muore nel brodo” di Filippo Venturi. Emilio Zucchini, proprietario della trattoria La vecchia Bologna, è uno scapolo impenitente, devoto alla gioia dei suoi clienti e al rispetto ortodosso delle ricette della cucina bolognese. Nicola Fini è il suo amico fraterno che è appena stato abbandonato di punto in bianco dalla moglie, ritrovandosi con due bambini a cui fare da papà single. Joe Solitario è un cantautore disperato che, dopo aver sprecato la sua grande occasione nella finale del più famoso talent show italiano, si improvvisa rapinatore per inseguire la sua ultima speranza: un volo di sola andata verso una nuova vita. Cico Pop e Mangusta sono gli scagnozzi di un boss della malavita locale incaricati di rubare per lui una moneta che non vale niente ma che ai suoi occhi significa tutto. Quando, in un campale venerdì mattina, le strade di questi cinque personaggi si incrociano, l’effetto non può che essere deflagrante. Quante possibilità ci sono che i tre criminali da strapazzo scelgano la stessa banca, lo stesso giorno e la stessa ora per mettere a segno il loro colpo? E quanta sfortuna deve avere Nicola per ritrovarsi a passare lì di fronte proprio durante la rapina, con in macchina quel poco che è rimasto della sua famiglia? Eppure, le coincidenze fanno parte della vita. E sono uno degli ingredienti fondamentali di questa rocambolesca storia. Insieme agli imprevisti, al buon cibo e a un’abbondante dose di umorismo.
IL MIO PENSIERO
“Il tortellino muore nel brodo” di Filippo Venturi è un libro che ho scoperto per puro caso mentre curiosavo su Amazon nella sezione dedicata ai gialli con investigatori amatoriali. La copertina e il titolo hanno subito catturato la mia attenzione, spingendomi a immergermi nella lettura.
La storia ruota attorno a Emilio Zucchini, ristoratore bolognese, e al suo inseparabile amico Nicola Fini, da poco lasciato dalla moglie e rimasto solo con due figli. A loro si uniscono Joe Solitario, un cantante fallito, e due criminali locali, Cico Pop e Mangusta. Un’assurda coincidenza e un malinteso li porteranno a incrociare i loro destini, dando il via a una serie di avventure rocambolesche. Tra intuizioni geniali e situazioni al limite dell’assurdo, Emilio Zucchini, detto “Zucca”, si ritrova coinvolto in un’indagine che lo porterà a cercare la figlia di Nicola, rapita in circostanze misteriose.
Lo stile narrativo dell’autore è originale e arricchito da situazioni inaspettate e una leggera ironia, che rendono la lettura piacevole e scorrevole. Tuttavia, nonostante l’intreccio narrativo sia ben congegnato, ho trovato poca personalità e caratterizzazione nei personaggi. Inoltre, lo stile della storia non appare ben definito: troppi generi si intrecciano tra loro in un mix di giallo, romance, storie di vita e amicizie, che nel complesso non mi hanno coinvolto pienamente.
Per concludere, se siete alla ricerca di una lettura spensierata e perfetta da sotto l’ombrellone, questa storia potrebbe fare al caso vostro. Tuttavia, come sempre, mi preme evidenziare che la lettura è un’esperienza intima e soggettiva, così come il mio pensiero. Se un libro riesce a catturare la vostra attenzione per motivi che trovate piacevoli, non esitate: immergetevi tra le sue pagine.
INFORMAZIONI SULL'AUTORE
Filippo Venturi (Bologna, 1972) è uno scrittore e gestore di una trattoria in centro a Bologna. Ha esordito nella narrativa nel 2010 per Pendragon con Intanto Dustin Hoffman non fa più un film, L’indimenticabile Bologna degli anni Ottanta. Per la stessa casa editrice ha pubblicato Forse in Paradiso incontro John Belushi (2012) e Un giorno come un altro (2015). Dal 2016 tiene sulla “Repubblica” la rubrica Dietro al banco, attraverso la quale recensisce i suoi clienti. Nel 2018 ha pubblicato con Mondadori Il tortellino muore nel brodo.
